venerdì 26 maggio 2017

- 4 (?) e amazon mette i bastoni tra le ruote

mancano 4 giorni al 30 maggio, il giorno in cui avevo previsto di far uscire la nuova edizione di "non un romanzo erotico" (di cui due giorni fa avete visto un pezzetto di copertina).
stavo giusto pensando che non sapevo cosa scrivere sul blog quando ricevo una email da kdp  di amazon, la piattaforma su cui ho intenzione di autopubblicare.
mi dice che vuole un documento della casa editrice che attesti che sono tornata in possesso dei diritti di edizione.
se avessi fatto come al solito, cioè non avessi preparato una scheda del romanzo, non l'avessi mandata a decine di blogger, non stessi gridando ai 4 venti che il 30 maggio uscirà "non un romanzo erotico" non ci sarebbe alcun problema a spostare la data di uscita.
ma visto che ho mobilitato mari e monti, si prospetta una gran figuraccia se la questione non dovesse risolversi entro lunedì.
ho tutto il weekend per friggere in solitudine con la speranza che santo amazon si accontenti di una autocertificazione.

giovedì 25 maggio 2017

- 5 e sta tutto sfuggendo di mano

* il matematico è moribondo per due linee di febbre. ma deve guarire perché tra due giorni parte per vienna e mi lascia da sola (tanto per non perdere l'abitudine)
* ho trovato una nuova scusa per non andare a correre: se corro mi devo lavare i capelli. se mi lavo i capelli le mie punte blu sbiadiscono. visto che non voglio che le punte sbiadiscano. vado a correre solo quando mi devo lavare i capelli.
* ho mal di gola. così tanto mal di gola da non riuscire a deglutire. così tanto mal di gola da aver passato la notte in bianco.
* il mio smartphone è così intelligente da aver cambiato sistema operativo in totale autonomia. e in totale autonomia ha cambiato la funzione timer. così la sottoscritta ha impostato il tempo di cottura della pasta a 8 ore (anziché 8 minuti). quando mi sono resa conto che il timer non si era ancora fatto sentire erano passati 15 minuti. e buon appetito.
* ho installato una app per monitorare l'umore. indipendentemente da quello che faccio mi sento per lo più mah. o ma(h)le. ci sono molte icone personalizzabili. ce n'è una a forma di cacca e una a forma di carta igienica. immagino per le giornate più di m****.

mercoledì 24 maggio 2017

- 6 giorni

inizia oggi il conto alla rovescia verso quello che potrebbe rivelarsi un grande successo o un grande insuccesso.
ovviamente in questi mesi ho studiato e lavorato seriamente per fare in modo che tutto funzionasse al meglio. ma lo scopriremo solo a partire dal 30 maggio.
io intanto mi sento come un'anatra. sopra la superficie dell'acqua sembro serafica e tranquilla, sotto la superficie è tutto un vorticoso agitarsi di zampe.

qui di lato una piccola anteprima visiva.

ps di servizio: qualche ora fa è partita la prima sfavillante newsletter azzurropillin. se non l'avete ricevuta ma volete riceverla fatemi sapere e provvederò a inoltrarvela.

lunedì 22 maggio 2017

come si mette l'orologio sul polso destro?

da qualche giorno è comparso sul mio polso sinistro un bozzo. una piccola escrescenza all'apparenza innocua che però, se toccata, mi fa male. (la diagnosi di google è cisti. vediamo se il medico specializzato in ipocondria sarà d'accordo.)
per alcuni giorni ho resistito stoicamente al dolore-fastidio che provavo ogni volta che l'orologio entrava in collisione col bozzo. poi mi sono arresa e ho spostato l'orologio sul polso destro.
ma come si mette l'orologio sul polso destro? perché comunque lo giri ho l'impressione che sia storto.

domenica 21 maggio 2017

wonderwoman

ti alzi la domenica all'alba e in una congiuntura di sole e senso di colpa decidi di andare a correre al parco dei criceti. e lì chi trovi?
wonderwoman.
wonderwoman c'è sempre, estate e inverno, in short inguinali e top. sfoggia una tavola di addominali scolpiti da michelangelo in persona. si allena come se si stesse preparando per la 100km del passatore. ha un'andatura asimmetrica, quasi claudicante, che non le impedisce di correre a 15 chilometri orari nei giorni in cui si sforza di tenere un ritmo blando*.

wonderwoman sta già correndo quando arrivi ed è ancora lì a correre quando te ne vai. tu sei rossa in faccia, e stai strisciando sui gomiti anche se hai corso solo mezz'ora, e il moribondo ti ha superato e fatto ciao come le caprette di heidi. invece wonderwoman resta lì, a correre leggera e determinata. fresca come se avesse iniziato l'allenamento due minuti fa.

e quando in una congiuntura di sole e senso di colpa decidi di tornare a correre al parco... wonderwoman c'è già, e sta correndo. e tu ti chiedi se sia solo un caso e lei in realtà si alleni quanto te, o se invece sia una presenza soprannaturale, mitologica, frutto della tua immaginazione.


* per gli amanti del gergo tecnico: 4''/km nei giorni di scarico.

sabato 20 maggio 2017

la saggezza degli albi illustrati

la mia nipotina bionda continua ad amare molto i libri. e io continuo a leggergliene tutte le volte che ci vediamo.

oggi è stato il turno degli elefanti che volevano dimagrire, del leone che non aveva voglia di andare a caccia e della formica che voleva mangiare il pisello. c'era anche la storia del paguro, ma non ha voluto che gliela leggessi, ha preferito riascoltare due o tre volte quella del leone.

io avrei riletto due o tre volte il libro della formica, se solo non ci fosse stato un refuso a pagina.
tuttavia la storia mi è piaciuta molto e la riassumo qui.

c'è una formica che trova un pisello. se lo porta a casa pregustando il momento in cui gusterà la sua polpa verde e buona.
per mangiare un pisello mi servirà un coltello. pensa.
quindi lavora e lavora per comprare il coltello.
ma mi ci vorrà un piatto.
e se c'è un piatto ci vuole un tavolo su cui posarlo.
e una tovaglia.
quindi lavora e lavora, fatica e fatica, la formica si procura tutte quelle cose.
ma se la tovaglia si sporcasse ci vorrebbe del detersivo, e la lavatrice.
e se la lavatrice si rompesse bisognerebbe chiamare un idraulico, e a quel punto servirebbe una porta da cui salutarlo.
lavora e lavora, la formica riesce a procurarsi tutte quelle cose. finalmente può gustare il suo pisello.
va a prenderlo dal contenitore in cui l'aveva lasciato ma...
lo trova tutto raggrinzito, vizzo e marcio.
lo butta e butta anche il coltello e il piatto e il tavolo e via anche il detersivo e la tovaglia e la lavatrice con dentro l'idraulico.
quando la formica, uscendo di casa, trova un lampone rosso e succoso se lo mangia immediatamente.

io intanto continuo a far marcire piselli.

venerdì 19 maggio 2017

il gel della vergogna

la me pazza super-allenata che si preparava a correre la sua prima maratona aveva comprato degli integratori da usare durante gli allenamenti più lunghi. si tratta di gel che contengono una miscela di fruttosio, maltodestrine, glucosio; insomma, carboidrati ad assorbimento modulato nel tempo che aiutano ad arrivare in fondo alla corsa interminabile.

ricordo che dopo uno di questi gel ero arrivata al 27° chilometro (di 33) cantando e correndo con la leggerezza e la velocità di una gazzella. avevo l'impressione che gli alberi e il ciglio della strada mi scorressero accanto come se stessi andando in bicicletta. più che carboidrati sembravano stupefacenti.

poi, complice un lungo andato male, la pioggia, il freddo, l'inverno, la carenza di vitamina d... il demone della corsa è morto, e con lui ho detto addio anche alla me pazza super-allenata che avrebbe potuto correre la maratona.
stamattina una mezzora di jogging è stata un tormento. andavo così lentamente che ho persino visto un quadrifoglio in un'aiuola.
quando sono tornata a casa ho messo il mio mazzo di chiavi nello svuota-tasche e ho visto lui, il gel della vergogna.
scade a gennaio 2018: non c'è molto tempo per far resuscitare il demone.

giovedì 18 maggio 2017

specializzato in ipocondria

quando qualche settimana fa sono andata dal mio nuovo medico di base con l'intento di farmi fare una ricetta, il suddetto medico ha voluto sapere la storia clinica mia e della mia famiglia fino alla terza generazione. al termine dell'interrogatorio mi ha fatta andare via con sei fogli di prescrizione di esami del sangue (che sarebbero costati 146,79 euro! e senza la ricetta per cui ero andata. me ne sono accorta appena uscita dallo studio e sono dovuta tornare indietro a richiederla.)

ora che stanno per arrivare i risultati degli esami del sangue ho chiamato per prendere un appuntamento. l'ho chiesto verso il 30 maggio, per essere sicura di aver ricevuto gli esiti.
l'assistente mi ha detto che il primo posto disponibile è per il 14 giugno.

l'unica spiegazione che mi sono data è che sia un medico specializzato in ipocondria. ogni giorno i suoi trenta pazienti si avvicendano nella sua sala d'attesa per presentargli un nuovo sintomo e dirgli "morirò, me l'ha detto l'internet".


ps di servizio: tra qualche giorno invierò la prima newsletter azzurropillin con una notizia in anteprima cui tengo molto. se non siete ancora iscritti è il momento di farlo. (per iscriversi basta inserire la propria email nel form che compare. se non vedete il form lamentatevi pure nei commenti)

mercoledì 17 maggio 2017

il mio superpotere

visto che non so star tranquilla, ho mandato il mio cv per una posizione di correttore di bozze freelance. e (sorpresa!) il mio cv funziona: mi hanno mandato un testo di prova.
è per questo che ieri fino a tardi e stamattina alle sei e mezza stavo correggendo alcune pagine sulla cosmologia di dante.
a parte l'argomento palloso e la prosa accademica che detesto, è stato fighissimo esercitare il mio superpotere.

nella tranquillità del testo ci sono dei refusi brutti e cattivi che si mimetizzano tra la folla di parole per minacciare l'armonia e la correttezza del tutto.
ma ecco che arriva super-azzurropillin con il suo azzurro mantello svolazzante. in un attimo fa sparire tutti* i refusi e ripristina l'ordine cosmico e la bellezza.
e anche questa volta... missione compiuta.

* tutti è un'utopia. i refusi hanno capacità mimetiche straordinarie. ma già aver eliminato tutti i refusi che ho visto mi ha pacificata col mondo.

martedì 16 maggio 2017

toto tatuaggio

non ho alcun tatuaggio ma periodicamente mi prende la voglia di farne uno. piccolo. magari sulla nuca, sulla caviglia o sul polso.
mi piacerebbe una stellina azzurra, o il simbolo dell'infinito (come piace al matematico).
niente di appariscente, soprattutto niente di cui potrei pentirmi.
del tatuaggio mi piace molto il fatto che sia decorativo, mi piace molto meno l'idea che sarà per sempre. ho un pessimo rapporto con i per sempre.
però forse non sarebbe una cattiva idea tatuarmi una frase come "begin before you're ready", o meglio ancora: "cazzo silvia, datti una mossa, che qui si fa notte e tu sei ancora lì a rimuginare".

ps: l'immagine è presa dal web, spero che la proprietaria del polso non se la prenda

lunedì 15 maggio 2017

how to...

voglio partecipare al premio battello a vapore.
si tratta di un premio letterario di narrativa per ragazzi, organizzato dall'editore piemme.
la scadenza per la presentazione delle opere è il 30 giugno.
so da mesi che voglio partecipare a quel premio.
ho iniziato alla fine dell'anno scorso a leggere romanzi per ragazzi destinati al target d'età cui si riferisce il premio.
ho iniziato mesi fa ad abbozzare trama e personaggi, tema e ambientazione.
manca un mese e mezzo.
ho scritto 5 pagine in tutto.
mi fanno schifo.
ho ricominciato a leggere per ragazzi.
ho ricominciato a leggere manuali di scrittura.

ogni volta che non riesco a fare qualcosa, chiedo a google: how to... plot a novel. how to... write a children's book. e lui rigurgita tonnellate di risorse gratuite. (chiedo in inglese per avere più materiale possibile) e io leggo e studio e accumulo informazioni interessanti e utili.

solo che poi non riesco a smettere. innesco sempre il meccanismo per cui non ne so abbastanza, non sono preparata abbastanza, non sono brava abbastanza, non ho letto abbastanza, non ho approfondito abbastanza.
forse devo chiedere a google come fare a guarire dalla sindrome dell'impostore.

domenica 14 maggio 2017

la città che inizia per u

la città che inizia per u è quella in cui io e il matematico viviamo da luglio scorso.
a detta del matematico, u è una città noiosa, di vecchi, in cui non succede nulla.
per smentire le sue granitiche convinzioni l'ho portato a un itinerario della città che inizia per u, condotto dall'autore dell'omonimo libro.
ebbene, l'autore dell'omonimo libro ha detto che il 25% della popolazione di u ha più di 65 anni e che l'evento di maggior rilevanza è stata la permanenza a u di hemingway. permanenza durata due ore.

ma tra cent'anni ci saranno ben due nuovi itinerari e targhe: un itinerario azzurropilliniano, a commemorare i luoghi della scrittrice da nobel che a u visse e scrisse. e uno per il matematico che a u rivoluzionò la teoria degli insiemi.
stay tuned :)

sabato 13 maggio 2017

la serracchiani e l'inaccettabilità - una questione linguistica

questa la frase in questione: "La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre. Ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese."

la chiave è linguistica e risiede nell'espressione "più inaccettabile".
una cosa non può essere "più inaccettabile".
se possono esserci diversi gradi di "accettabilità" non è così per l'inaccettabilità.
nel momento in cui hai stabilito il paletto, fissato il punto, sostenere che una cosa è più inaccettabile significa ricalibrare la scala e far rientrare nelle cose accettabili, seppur di poco, quello che prima era stato definito inaccettabile.

forse la serracchiani voleva dire che le cose inaccettabili sono due, contemporaneamente: è inaccettabile lo stupro, così come è inaccettabile che uno stupro venga commesso proprio da chi ha ottenuto accoglienza in italia. non sarebbe stata proprio una frase "di sinistra" ma quantomeno non avrebbe messo lo stupro nell'olimpo delle cose accettabili.

venerdì 12 maggio 2017

la formula magica

io e il matematico abbiamo coniato una frase da usare per le emergenze. è un po' quello che era "bandus" da piccoli. un'espressione per chiedere una pausa, una tregua.

quando uno dei due ha l'impressione che l'altro tiri un po' indietro il culo dice "è tutto sulle mie spalle" e l'altro cerca di contribuire di nuovo al ménage familiare.
è tutto sulle mie spalle quando devo portare fuori l'immondizia, riempire e svuotare la lavastoviglie, smantellare il  museo della bottiglia, raccattare roba sporca in giro per casa, fare commissioni.
è tutto sulle mie spalle quando devo cambiare il rotolo della carta igienica, cucinare, sparecchiare, cambiare le lenzuola, fare le lavatrici, passare l'aspirapolvere.

ieri sera il matematico ha chiesto: "finisci tu i grisbì alla crema".
"no finiscili tu" ho risposto
"è tutto sulle mie spalle in questa casa" ha replicato lui addentando un biscotto.

mercoledì 10 maggio 2017

di evasori fiscali, strade allagate e ruote bucate

il mio pendolarismo su due ruote avviene su una biciclettina da città senza pretese.
purtroppo la strada che porta in ufficio è in parte sterrata. anzi, a dir la verità, la parte sterrata è una strada a rischio allagamento che dopo 30 minuti di pioggia è piena di pozzanghere, dopo un'ora di pioggia è punteggiata di laghetti, dopo tre ore di pioggia è un torrente in cui fare kayak.
la biciclettina senza pretese non perde occasione di ribellarsi all'uso scellerato che ne faccio, così negli ultimi mesi l'ho dovuta portare per tre volte dal meccanico.

il meccanico delle biciclette, tre volte su tre, si è fatto pagare senza lasciare uno straccio di ricevuta, fattura, scontrino, pezzo di carta igienica.
e io davvero vorrei tantissimo cambiare meccanico, solo che ogni volta la mia biciclettina mi abbandona senza preavviso, così non mi resta che tornare da lui, l'evasore fiscale che ha l'officina di fronte al mio portone.
e stasera sarò di nuovo lì, mio malgrado, con la ruota posteriore a terra.

martedì 9 maggio 2017

sia mai che mi manchi qualcosa da leggere

le mie letture bulimiche e disordinate prevedono che al momento abbia sul Kindle una raccolta di racconti in pdf;
un manuale di scrittura creativa e un saggio sulla sindrome di Asperger (entrambi in inglese) che leggo la sera prima di addormentarmi, ma che posso anche continuare a leggere su smartphone nei momenti vuoti.

ci sono poi un romanzo per adulti che tengo sul divano e
uno per ragazzi sul tavolo del salotto, presi in biblioteca.

tengo in vista un romanzo acquistato anni fa, se dovessi sentire il bisogno di iniziare a leggere altro.

c'è poi un romanzo prenotato in biblioteca che devo andare a ritirare e che non vedo l'ora di iniziare.

infine altri due libri per ragazzi che devo assolutamente prendere in biblioteca, già che passo di lì.

mi rendo conto che non sto leggendo niente di marketing.
vado a rimediare.

lunedì 8 maggio 2017

ideale per la colazione o la merenda

nella mia breve ma intensa esperienza di dolcificatrice ho provato decine di ricette di torte, ciambelloni e plumcake. (non ho ancora avuto il coraggio di affrontare il capitolo crostate, un po' perché mi manca il mattarello un po' perché "lavorate velocemente il burro" è la tipica operazione impossibile, tipo girare la frittata senza sporcare dappertutto)

ecco le 3 verità incontrovertibili di qualsiasi ricetta di torta/ciambellone/plumcake troviate on-line:


  1. se riducete anche di un terzo la dose di zucchero il dolce sarà comunque dolce
  2. se provate a sostituire lo zucchero con il tic o il miele combinerete un disastro pronto da pubblicare nel gruppo FB cucinaremale
  3. se nella descrizione della ricetta c'è scritto "ideale per la colazione o la merenda" significa che state per preparare del cemento a presa rapida. non fatevi ingannare dalle possibili varianti tipo: per concedersi una coccola al mattino/per una pausa tè ricca di dolcezza... siete davanti alla ricetta del cemento a presa rapida.
qualsiasi dolce "ideale per la colazione o la merenda", infatti, non è ideale per quei momenti della giornata grazie al suo apporto di carboidrati, alla sua forma, alla sua semplicità di realizzazione, perché mette d'accordo tutta la famiglia. 
è la colazione a essere ideale per quel dolce perché l'unico modo per riuscire a deglutirne un morso è bere subito dopo un'intera tazza di tè o latte.
e la consistenza soffice che il dolce ha appena sfornato non ha nulla a che fare con "l'effetto mastice" che produce non appena viene a contatto con la saliva.

insomma, chiunque conosca la ricetta del "dolce ideale per la colazione" che non si cementifica in bocca causando un principio di soffocamento è pregat* di condividerla.

- in foto: torta sette vasetti di cemento a presa rapida

domenica 7 maggio 2017

il matematico e il forno

sabato sera avevo deciso di andare in libreria a un incontro sui libri per ragazzi.
temendo di tornare a casa tardi ho chiesto al matematico di infornare la pizza, in modo che quando fossi tornata, la cena sarebbe stata pronta.

mi illudevo che la mia fosse una richiesta semplice. l'avevo esposta nel modo più chiaro possibile, lasciando delle istruzioni ineccepibili:

1. ruota la manopola funzione del forno di una tacca, in senso orario
2. ruota la manopola temperatura del forno fino a raggiungere i 180°
3. dopo 8 minuti metti in forno la leccarda (con la pizza già pronta)

quando arrivo a casa sembra tutto bene. mancano ancora alcuni minuti prima che la pizza debba essere sfornata. non noto che non c'è alcun profumino. e non avendo ancora invitato a cena mia sorella, non vedo che la mozzarella non si sta sciogliendo, né i bordi si stanno dorando.

solo quando suona il timer la drammatica sorpresa: il forno è acceso da 40 minuti in modalità defrost, cioè dentro è freddo come se fosse spento.

il matematico ha girato la manopola funzione del forno fino alla prima tacca in senso orario.

da questa esperienza si possono ricavare diverse morali:
1. la letteratura per ragazzi è pericolosa
2. un uomo in grado di programmare un computer della nasa non è capace di accendere un forno
3. chi fa da sé fa per tre

sabato 6 maggio 2017

pinterest, instagram e io no

avete presente quelle foto fantastiche di libri con le tazze di caffè, i fiori, le fette di torta? composizioni poetiche e impeccabili che ti fanno venir voglia di leggere il libro, ma anche di fare (a seconda del momento in cui le guardi) colazione, merenda o, perché no, uno spuntino dopo cena.
non so voi, ma io le adoro.
anzi no, le odio. le trovo finte.
ma mi piacciono.
però le detesto.
perché non sono capace di farle.
perché sul mio tavolo non ci sono fiorellini azzurri ma briciole.
perché le mie tazze sono tutte sbreccate e i libri che leggo hanno i bollini della biblioteca nella migliore delle ipotesi. nella peggiore sono ebook.

e allora che fare quando vuoi assolutamente fotografare un libro ma non ne sei capace? facile: prendi in giro quelli di pinterest e instagram. sgombri un po' il divano e metti intorno al tuo romanzo dei fazzoletti sporchi.

insomma, se siete di quelli che "ma l'odore della carta" o di quelli che "ma io non leggo ebook" o di quelli che "ma io lo voglio regalare a..." adesso non avete scuse. su amazon potete acquistare "ti voglio bene lo stesso" in edizione cartacea.


ps: la copertina al tatto è molto morbida.
pps: il libro è gratis per kindle unlimited

venerdì 5 maggio 2017

l'altra metà di me: quella che fa le cose che io non saprei fare e raggiunge gli obiettivi che io non riuscirei a raggiungere

il primo anno di università prevedeva un esame di lingua latina. io venivo da un istituto tecnico. non sapevo nulla di latino, non l'avevo mai studiato prima.
durante l'estate di quel primo anno mi sono rimboccata le maniche e ho studiato. a settembre ho superato al primo tentativo l'esame di latino che persino alcuni studenti che venivano dal liceo non riuscivano a passare.

dal 2007 al 2010 ho fatto la pendolare torino-milano. per quasi 4 anni ho passato più di 4 ore al giorno sul treno. adesso fatico ad alzarmi quando allora ero più o meno alla stazione di rho.

a ottobre scorso riuscivo a correre per tre ore consecutive. quando correvo per due ore mi sembrava di aver corso poco. adesso anche mezz'ora di jogging è uno strazio. non ne ho voglia, mi ci costringo, non mi dà nessuna gioia e mi costa la stessa fatica che provavo sei mesi fa dopo tre ore di corsa.

insomma, è evidente che ci sono due me: una me del passato che fa le cose, si impegna, si applica, e una me del presente che batte la fiacca, non ha voglia e tira i remi in barca.

giovedì 4 maggio 2017

peccati di gola pomeridiani

nel mio quotidiano pendolare su due ruote, passo davanti a una gelateria, per due volte ogni giorno.
durante l'inverno la suddetta gelateria non è stata altro che una sorta di boa, un segnale che ero circa a metà strada.
poi è arrivata la primavera, e frotte di ragazzini con coni e coppette mi hanno persuasa che fosse una buona idea fermarmi lì a fare merenda.

è così che ho scoperto un nuovo tipo di attività commerciale: la gelateria di beneficenza.
la gelateria di beneficenza è un posto in cui il gelato costa meno della metà che altrove.
per non arrendermi all'idea che per produrre del gelato così buono ed economico usino prodotti scaduti, sfruttino un gelataio-schiavo che lavora con una palla di piombo al piede, e siano insediati in un locale abusivo, mi sono convinta che in realtà quella gelateria non è una vera impresa che ha come finalità l'utile, ma è una sorta di attività ibrida che vuole far contenti i bambini e me con loro.
è grazie a questa illusione un po' naif che mi concedo il mio peccato di gola pomeridiano preferito.

mercoledì 3 maggio 2017

domanda esistenziale

di recente ho visto la pubblicità di un deodorante che recita più o meno così:
che bello andare in bici al lavoro... ma che sudata!
per fortuna c'è questo deodorante fichissimo che trasforma il sudore in freschezza.
più sudore, più freschezza.
ancora più sudore, ancora più freschezza.
più sudi più sai di fresco.

ora, questa pubblicità cade a fagiolo: vado a lavoro in bicicletta e inevitabilmente arrivo in ufficio grondante, quando non per la pioggia, di sicuro per il sudore.
quello spot colpisce in pieno quello che è un mio "pain", un problema concreto e oggettivo, e mi offre una soluzione sul piatto d'argento. una soluzione talmente incredibile e a portata di mano che ora, invece di precipitarmi al supermercato ad acquistare il prodotto dei miei sogni, mi chiedo: ma suderò abbastanza per sapere sufficientemente di fresco?

martedì 2 maggio 2017

il successo degli spätzli

sembrava un acquisto compulsivo e insensato quello dell'aggeggio per fare gli spätzli. ero convinta che l'unica cosa positiva dell'esperimento sarebbe stato poter dare un degno contributo al gruppo FB cucinaremale. ero pronta a rivendere l'aggeggio su eBay. a chiamare per farci portare a casa due pizze.
invece è stata una vera e propria rivelazione.
2 uova, 160 grammi di farina, sale, 100 gr d'acqua e l'impasto era pronto.
per il condimento panna e speck.
gusto ottimo e soddisfazione suprema, sia mia sia del matematico.
alla fine c'era solo bisogno che qualcuno sistemasse la cucina.
mi sa che la prossima volta si ripiega comunque su quelli del supermercato.

lunedì 1 maggio 2017

di tentativi, rifiuti, silenzi, fallimenti, attese

ero sicura che aprile sarebbe stato il mese della svolta. quello in cui finalmente si sarebbe sbloccato qualcosa in ambito scrittura.

nei mesi scorsi ho partecipato a diversi concorsi, mandato in giro racconti, romanzi, incipit, pitch, ho seguito le regole scrupolosamente, rispettato le scadenze, cercato di presentare i miei testi migliori nel modo più curato possibile.

aprile era il mese in cui avrebbero dovuto annunciare che avevo vinto quattro concorsi. ok, magari non tutti e quattro, ma almeno uno sì, accidenti!
invece no. aprile è finito, i vincitori hanno vinto, e io, come al solito, non ero tra loro.
ci sono rimasta male? sì.
meritavo di vincere? non lo so.
forse il premio che merito è quello per la tenacia, l'ostinazione, la pervicacia con cui continuo a mandare in giro quello che scrivo con la speranza che qualcuno si accorga che sono brava. e a quanto pare non se ne accorge nessuno. ma forse non sono brava come credo. o semplicemente ogni volta c'è almeno una persona più brava di me. e in fondo non è nemmeno così sorprendente.

mi sono avvilita? ho deciso di appendere la tastiera al chiodo?
ci sono rimasta male, mi sono crogiolata per un po' nell'autocommiserazione. poi però ho preso i racconti che non hanno vinto e li ho mandati a delle riviste letterarie (uno è già stato accettato). ho messo un vecchio racconto su typee, (una nuova piattaforma per lettori e scrittori) e raccolto qualche mi piace e se le cose non si sono smosse ad aprile, si smuoveranno a maggio.

domenica 30 aprile 2017

nostalgia canaglia

in piazza ci sono gli stand di cibo austriaco, e io e il matematico ci siamo subito fiondati.
schnitzel mit pommes, topfenstrudel, birra a fiumi, uomini in tracht, donne in dirndl ed ecco che torniamo alla nostra vita precedente. ma solo per i pochi minuti necessari a mangiare un riesen krapfen.

sabato 29 aprile 2017

oops i did it again

sì, mi sono di nuovo tinta i capelli di un colore eccentrico.
la prima volta era andata male, malissimo, molto peggio.
motivo per cui mi sono tinta i capelli di un colore eccentrico ma con più buonsenso. ammesso che tingersi i capelli di blu possa essere considerato di buonsenso.
questa volta sono blu solo le punte. e mano a mano che il colore sbiadirà, diventerà sempre più azzurropillin.
nel frattempo, oltre ai miei capelli, è diventata blu la mano della parrucchiera che mi ha colorato e una piastrella del salone su cui è caduta un po' di tinta.

venerdì 28 aprile 2017

una bella giornata di pioggia

la regista del film che ho visto ieri è cinese. il suo nome significa "una bella giornata di pioggia". i suoi genitori devono aver parecchio senso dell'umorismo. può una giornata di pioggia essere bella?
qui piove da giorni e le uniche scarpe impermeabili che ho mi hanno scarnificato un tallone, nonostante il cerotto. non corro da una settimana e il film della regista cinese non mi è nemmeno piaciuto.

giovedì 27 aprile 2017

la zia certificata e la zia abusiva

la zia certificata è quella che abbraccia e sbaciucchia, che compra regali a natale, ai compleanni e ai non compleanni.
la zia certificata è quella che cambia pannolini e addormenta, inventa storie magiche per convincere a mangiare e per mettere le scarpe.
la zia certificata c'è sempre, dà i bacini alla bua, pulisce i culetti e soffia i nasini.

la zia abusiva è quella che non c'è quasi mai, che non porta regali perché pensa che abbiano troppo di tutto: troppi vestiti, troppi giocattoli, troppe uova di cioccolato, troppi gadget della paw patrol. la zia abusiva si schifa di fronte alla cacca, al vomito, al moccio, ai pidocchi, si spazientisce davanti ai capricci per mangiare e per dormire.
la zia abusiva sono io. quella nel disegno è la zia certificata.

mercoledì 26 aprile 2017

mio zio e la comicità giapponese

ieri, all'interno della rassegna "far east film festival", sono andata a vedere"my uncle", un film giapponese.
la presentatrice l'ha definito "commedia solare".
di solito evito le commedie perché non mi fanno ridere. detesto la comicità italiana, le risate strappate a suon di scoregge e parolacce. non capisco la comicità delle serie tv americane.
di solito, quando vado al cinema, tutti ridono... tranne me.
"my uncle" invece mi ha fatto sorridere. e la cosa sorprendente è che mi veniva da ridere quando ridevano anche tutti gli altri.

martedì 25 aprile 2017

shopping compulsivo

sono una che cerca di sbarazzarsi dell'inutile e di possedere meno cose possibile. mi sento immune dal potere che gli oggetti esercitano sulla maggior parte delle persone. comprare, più che appagarmi, mi mette ansia: penso a quanto quello che sto acquistando inquinerà, allo spazio che occuperà, a quanto mi sarà davvero utile.
insomma, cerco di circondarmi dell'essenziale.
questo fino a quando non ho visto un indispensabile aggeggio per fare gli spaetzli.
gli spaetzli sono degli gnocchetti della tradizione alto atesina/austriaca/tedesca che io e il matematico mangiavamo spesso la domenica nella nostra vita precedente, quella viennese.
gli spaetzli si trovano alla coop anche qui. e anzi, quelli che abbiamo provato ci sono piaciuti persino più di quelli che acquistavamo al billa (il supermercato che avevamo vicino casa).
solo che... sabato pomeriggio, vedendo quell'aggeggio, ho provato l'irrefrenabile bisogno di acquistarlo, ho sentito che poter fare gli spaetzli in casa avrebbe aggiunto senso alla mia vita.
e quindi ora mi tocca cimentarmi con gli spaetzli.

lunedì 24 aprile 2017

il matematico e lo smarrimento

il matematico ha smarrito un berretto. appena se n'è accorto è tornato sul posto e ha chiesto se avessero ritrovato il berretto in questione.
"era nero?" chiede la giovane volontaria.
"sì" risponde il matematico.
"l'abbiamo messo nello scatolone degli oggetti smarriti. vado a prenderlo".
il matematico resta in attesa.
dopo alcuni minuti gli viene detto che a quanto pare è stato smarrito lo scatolone contenente gli oggetti smarriti.
dopo altri dieci minuti pare essersi smarrita anche la volontaria che cercava lo scatolone smarrito contenente gli oggetti smarriti.
un altro volontario parte quindi alla ricerca della volontaria smarrita che cerca lo scatolone smarrito contenente gli oggetti smarriti.
la kafkiana ricerca termina infine con il ritrovamento della volontaria, dello scatolone e del berretto.
tutto è bene quel che finisce bene.

domenica 23 aprile 2017

cappuccino e brioche

nel mio piano diabolico per far credere al matematico che qui è meglio di vienna (e per me lo è di sicuro), ho inserito nella nostra routine un'abitudine apparentemente innocua: ho proposto di andare a fare colazione al bar tutte le domeniche.
essendo io la promotrice dell'iniziativa, sono l'addetta alla scelta del bar. 
se fossi pigra e ingenua lo porterei tutte le volte a "la dolce vita" il baretto sotto casa che a dispetto del nome è un posto grigio e polveroso, in cui la prima (e ultima) volta in cui sono entrata ho chiesto un tè caldo e ne avevano solo due bustine identiche. io ho usato la penultima.
poiché sono subdola, porto il matematico tutte le volte in una diversa pasticceria, in cui hanno montagne di brioche di tipi diversi, appena sfornate e belle farcite. ci sediamo e consumiamo la colazione con calma, chiacchierando.
poi magari non ci crede lo stesso che qui è meglio di vienna, però la colazione fuori gli piace eccome.

sabato 22 aprile 2017

indovina chi?

la prima volta è capitato una manciata di settimane fa.
in fila alla cassa della coop guardo la cassiera e penso "ma io quella la conosco". rifletto e rimugino e mi convinco che sia una persona conosciuta 20 anni prima quando frequentavo l'azione cattolica.
lei comunque non dà segno di conoscermi o riconoscermi, pago la mia spesa e me ne vado.
quando la volta dopo la rivedo, prendo il coraggio a due mani e mentre metto farina, zucchero e uova nella borsa le dico: noi ci conosciamo, vero? eri anche tu in azione cattolica. aggiungo.
ma avrei fatto meglio a tenerlo per me, visto che lei dice: "no, non ero in azione cattolica. ci conosciamo perché lavoravo in piadineria".
(la mia piadineria preferita, in cui sono stata quasi una volta a settimana. per mesi).

la seconda volta è capitata due giorni fa.
stavo tornando a casa a piedi, col matematico. sul nostro marciapiede ci vengono incontro un paio di persone. quando siamo vicine abbastanza, una ragazza dal viso familiare mi saluta. ricambio il saluto e mi chiedo: chi. cavolo. è. ?
sono passate 48 ore e ancora non me ne capacito. sono sicura di conoscerla ma non ho la più pallida idea di chi sia, di dove l'abbia incontrata.

eppure ero brava a indovina chi.

venerdì 21 aprile 2017

inettitudine

io e il matematico, quando si tratta di affrontare le piccole riparazioni domestiche, siamo dei totali inetti. possiamo rimanere senza luce in una stanza per mesi, a vienna abbiamo lasciato cigolare una porta per anni. ("ma non lo mettete un po' d'olio a quella porta?" ci chiedevano.) ce ne siamo andati che la porta cigolava ancora.
per cambiare la luce sopra lo specchio del bagno ho aspettato l'intervento di A. quando lui e mia sorella sono venuti a cena ho detto: "il matematico è via per lavoro, si è appena fulminata, non è che gli daresti un'occhiata?". in verità era così da settimane.
ieri mi si è fulminata la luce del forno, pizze e torte cuoceranno al buio per mesi fino a quando mia sorella e A. torneranno a cena e dirò: "capiti proprio oggi che si è fulminata la luce del forno".

giovedì 20 aprile 2017

il custode del latte

sono forse io la custode del latte?
no. il custode del latte è il matematico.
io sono la custode delle uova, della pasta, della carta igienica.
in questi anni, io e il matematico ci siamo divisi le responsabilità domestiche. è lui che si preoccupa che non manchino mai le patate e la carta da cucina, sono io che faccio in modo che ci sia sempre sale, zucchero, yogurt (anche perché sono l'unica che li mangia).
io sono la custode delle lavatrici, lui è il custode delle serie tv.
io faccio in modo che ci siano sempre mutande pulite per entrambi, lui fa in modo che i sottotitoli siano sincronizzati.
e vissero tutti felici e contenti.
fino a quando qualcuno viene meno ai suoi doveri e rinfacci all'altro: ma sei tu il custode...

mercoledì 19 aprile 2017

la scatola dell'infamia

ci siamo trasferiti da nove mesi, ma io ho uno scatolone del trasloco ancora da svuotare. è stato ribattezzato lo scatolone dell'infamia. dentro c'è un po' di tutto, pupazzetti e contratti, candeline e documenti, vecchi occhiali e libri. i quaderni con i miei sudati appunti di tedesco.
ogni volta che mi serve qualcosa che non trovo, è nella scatola dell'infamia.
ieri sarà stata la terza o quarta volta che ho dovuto scartabellarci dentro.
non sarebbe più facile svuotarla definitivamente e farla finita?
certo.
ma credo che lo scatolone dell'infamia mi serva da monito. anche se non so esattamente per cosa.

martedì 18 aprile 2017

ti voglio bene lo stesso

sto studiando ebook marketing. anche se non sembra, visto che i miei libri vendono poco e da settembre non ho pubblicato niente di nuovo.
quella che vedete qui, non è la copertina di un mio nuovo romanzo ma è "chi primo arriva all'altalena" dopo un cambio d'abito radicale. (la finezza della lettera B che sembra trovarsi sotto le dita è tutto merito della mia grafica di fiducia: anna)

in uno dei testi di ebook marketing che ho letto si diceva: se un libro non vende, cambiategli il titolo e/o la copertina.
in particolare c'è stata una frase che mi ha svelato il titolo giusto per il mio romanzo come un'epifania: usa titoli descrittivi, non titoli poetici. chi ti legge deve avere almeno una vaga idea di cosa ci sia nel libro, altrimenti non lo comprerà.

"chi primo arriva all'altalena" è un titolo poetico che non significa nulla. "ti voglio bene lo stesso" è la chiave del romanzo, è la frase su cui si fonda, è semplice, diretta, fa capire che in quelle pagine si parla di sentimenti e della loro imperfezione. ho sentito davvero una specie di fuoco d'artificio in testa quando sono arrivata a questa conclusione.

l'immagine di copertina è un altro paio di maniche. sono molto affezionata alla ragazza con la felpa col cappuccio, al titolo azzurro, al font screpolato. la tentazione di cambiare solo il titolo era forte. ma più forte è stato il coraggio di rivoluzionare tutto al motto di "stop wishing, start doing", smetti di sperare e datti da fare.
che è poi l'unico modo perché qualcosa che desideri accada.

non so se servirà a fargli vendere più copie da qui in avanti. ma è una piccola rivoluzione che spero porterà a molti più grandi e significativi cambiamenti.


curioso di leggerlo?

domenica 16 aprile 2017

al diavolo le tradizioni

la pasqua, nei sei anni precedenti a questo, è stata festeggiata dalla sottoscritta e dal matematico decapitando il tipico dolce a forma di agnello. spesso, durante la decapitazione, si poteva vedere la neve fioccare dalla finestra. era difficile convincersi che non fosse natale.
quest'anno, crepi l'agnello tristanzuolo, ci siamo presi questa colomba. anzi, l'ho presa io. l'ho scelta e ordinata e ritirata personalmente.
il sole splende, ci sono 20 gradi e il prossimo che prova a dirmi che a vienna è tutto meglio non rispondo. ma solo perché ho la bocca piena e sarebbe maleducazione.

martedì 11 aprile 2017

azzurropillin - la newsletter

è da qualche tempo che sono iscritta a diverse newsletter.
e sapete cosa? mi piacciono molto. è un appuntamento fisso con persone che magari non conosco direttamente e non so che faccia abbiano, ma che stimo per quello che scrivono sui loro blog, personali o professionali che siano.

e allora mi sono detta: perché non scrivo anch'io una newsletter? la risposta è stata abbastanza lapidaria: non ho nessuno a cui inviarla.
è per questo che da qualche giorno compare quella striscia che invita a iscriversi alla mia sfavillante newsletter.

in sostanza, se inserirete il vostro indirizzo riceverete una email al mese in cui vi racconterò brevemente novità e progetti futuri.
niente spam né rotture di scatole. solo qualche riga ogni tanto per tenersi in contatto.

domenica 9 aprile 2017

il matematico e la monnezza

non so se per pigrizia o perché è un accumulatore compulsivo, fatto è che il matematico non butta via niente. e quando dico niente intendo nemmeno le bottiglie di plastica vuote, le cartacce, i tovaglioli sporchi.
si separa a malincuore persino dalla coppetta di gelato vuota e appiccicosa, la butta nel bidone guardando quali altri rifiuti raggiungerà, quasi a volersi assicurare che non starà male tra pacchetti di sigarette vuoti e fazzoletti di carta usati.
nelle tasche delle sue giacche è possibile trovare biglietti del cinema, dell'autobus, di musei che ha visitato una vita fa, ma anche brochure e volantini e persino il libretto rosso di mao. a ogni cambio di stagione c'è da fare i conti un nuovo pacchetto di monnezza.
ora è il momento di quello delle tasche della giacca leggera che con la primavera torna utile.

sabato 8 aprile 2017

stefania crepaldi - video-recensione di "chi primo arriva all'altalena"

premessa: seguo stefania e la sua pagina fb da mesi, e in questo tempo ho avuto modo di apprezzare la professionalità e la competenza con cui presenta sia se stessa come editor freelance, sia contenuti sempre nuovi e interessanti per gli aspiranti scrittori. anche la sua newsletter, che arriva puntuale tutti i sabati, è un bell'appuntamento.

stimo molto stefania, per questo quando alcuni mesi fa si è resa disponibile a leggere e fare una video-recensione a romanzi di scrittori emergenti che ritiene meritevoli, le ho proposto di leggere il mio libro "chi primo arriva all'altalena".
sono stati 3 o 400 i romanzi candidati, e non era affatto scontato che il mio libro sarebbe stato scelto.
ma è capitato e ora potete vedere cosa stefania pensa del mio romanzo.


il libro sarà scaricabile gratuitamente da oggi (8 aprile) fino a mercoledì 12 aprile dal kindle store di amazon. se non l'avete ancora comprato, approfittate della promozione.


[addendum: il libro oggetto della recensione ha cambiato titolo e copertina. il nuovo titolo è "ti voglio bene lo stesso", la nuova immagine di copertina rappresenta un abbraccio triste. il contenuto è sempre uguale. scarica l'ebook del romanzo da amazon]

domenica 2 aprile 2017

bologna children's book fair - esserci o non esserci

adoro la fiera del libro per ragazzi di bologna. per i bei momenti passati, per l'atmosfera, per gli incontri e le persone.
avrei davvero tanti motivi per esserci quest'anno. primo tra tutti perché ora è 500 km più vicina di quanto lo fosse fino a un anno fa. e poi perché sarebbe l'occasione per incontrare delle amiche, delle autrici, delle persone che stimo. teresa, benedetta, anna, daniele, maura...
però.
però sono terrorizzata.
da cosa?
probabilmente da qualcosa di minaccioso quanto la mia stessa ombra.
il fatto è che mi fa sentire da schifo il pensiero di incontrare degli amici che hanno appena pubblicato libri fichissimi per editori fichissimi (vedi foto) e non avere niente di altrettanto entusiasmante da sfoggiare.
so benissimo che non è una gara, che anche loro, prima di vedere i loro libri accettati, stavano come me: chiusi in casa a scrivere chiedendosi se, come, quando i loro romanzi avrebbero trovato un editore. e sono davvero felice che i loro libri siano ora in vetrina. che il loro impegno, il loro talento, la loro costanza sia stata premiata.
e quindi "in attesa di un sole" fingerò che sia "tutta colpa di un fulmine" sperando di diventare finalmente "grande".

lunedì 27 marzo 2017

il matematico e la campana tibetana

che per il matematico reinserirsi nel mondo accademico patrio sia traumatico era chiaro.
i segni del disagio erano ben evidenti, ma si manifestavano con malesseri generici come i disturbi del sonno o il parlare da solo.
adesso però il suo "adjustment disorder" ha preso forma. si è concretizzato. non è più spossatezza o irritabilità, ha le sembianze di una campana tibetana.
una campana tibetana, ai profani come me, potrebbe sembrare una specie di mortaio, o una ciotola con uno strano mestolo.
invece no, la campana tibetana è uno strumento musicale con poteri taumaturgici.
suonare la campana tibetana ti rilassa, ti guarisce, ti guida nella meditazione.
sfregare il battacchio attorno alla ciotola è un gesto sacro e curativo.
per questo ieri sera, sorseggiando camomilla in vestaglia, il matematico suonava la campana tibetana tenendola sul palmo della mano.

venerdì 24 marzo 2017

verso la guarigione

sono una grammar-nazi, una rompiscatole, una che se vede un refuso ha come primo impulso quello di chiedere al suo autore di correggerlo, una che se commette il reato di refuso (purtroppo capita anche a me, non sono immune da errori) si auto condannerebbe all'ergastolo.

ma sto cercando di guarire, di liquidare gli errori - miei e quelli degli altri - con un'alzata di spalle o con una risata. ho quasi smesso di scrivere messaggi più o meno gentili a blogger o autori per dire loro che "ehi, hai scritto perché con l'accento sbagliato, po' con l'accento, qual è con l'apostrofo".
in compenso faccio foto e screenshot che pubblico compulsivamente nel gruppo facebook grammarnazi italiani.

però sto cercando di approcciare un metodo più costruttivo, e l'infografica qui accanto, che ho realizzato personalmente, fa parte di questo percorso di crescita personale e guarigione dal gammarnazismo che mi affligge. se volete condividerla penso si possa fare da questo link

ps: se in un messaggio whatsapp o in una chat con me vi scappa un refuso state tranquilli, non vi scusate e non correggete.

domenica 19 marzo 2017

i mantra che mi ripeto per cercare di stare a galla

nel web è piuttosto facile incappare in aforismi di tutti i tipi. non so se sia perché sono iscritta a particolari gruppi fb, o se capiti a tutti. fatto è che ho trovato in giro delle frasi brevi, brillanti e di impatto che sono diventate un po' i miei motti. ecco quindi i miei preferiti.

non importa quanto sei lento a correre, sarai sempre più veloce di chi è rimasto sul divano. questa frase la uso per trovare la voglia di mettermi le scarpe e andare. non sempre funziona. oggi per esempio non ha fatto effetto.

meglio fatto che perfetto. sono una rompiscatole epica, se le cose che faccio non vengono come dico io "è tutta una merda", senza via di mezzo. quindi per convincermi ad agire invece che stare a rimuginare e procrastinare cerco di ripetermi questa frase.

fake it util you make it. questa è un po' un'americanata. per chi non sa l'inglese, significa: fingi di saper fare qualcosa fino a quando la fai. l'idea è che impari a fare qualcosa solo facendola davvero. puoi leggere tutte le guide e i manuali possibili, ma a un certo punto devi metterti a fare. e se all'inizio non hai la più pallida idea di cosa tu stia facendo. alla fine a suon di provarci ci sarai riuscito. è quello che mi ripeto tutti i giorni in ufficio, per esempio quando apro indesign o photoshop e tento di produrre il materiale che mi è stato richiesto.

se vuoi veramente qualcosa troverai una strada, altrimenti troverai una scusa. questo più che un mantra da ripetere è una sorta di linea guida e di promemoria.

se fai sempre le stesse cose otterrai gli stessi risultati / niente cambia se non cambi niente sembra una banalità, ma è di una verità sconcertante. a volte, quando mi sento impantanata, insoddisfatta, inquieta, mi rendo conto che in effetti non sto facendo alcuno sforzo per non esserlo.

you are stronger than you think. sei più forte di quanto credi. questa frase la ritrovo spesso e per quanto mi sembri potente non riesco a farla mia.

mercoledì 8 marzo 2017

4 considerazioni (controcorrente) sul vivere a vienna

sono stata per quasi sei anni un'expat a vienna.
sono tornata da otto mesi, ma alcuni luoghi comuni e frasi fatte continuano a perseguitarmi. ecco quindi 4 considerazioni sul vivere a vienna che vanno contro il sentire comune.

1. ah, allora saprai benissimo il tedesco.
ecco, no. un non madrelingua non sa il tedesco. un non madrelingua studia il tedesco, impara il tedesco frequentando dei corsi, si scontra tutti i giorni con quella lingua non romanza piena di consonanti e parole composte. 
un non madrelingua di media intelligenza, arriva a padroneggiare il tedesco con grande sforzo, a suon di comunicazioni frustranti e fallimentari.
perché, che ci si creda o no, si può vivere una vita intera in un paese straniero senza impararne la lingua. da adulti non basta essere esposti a una lingua per saperla.

2. ah, ma lì, anche se non sai il tedesco, ti basta l'inglese.
sicuramente a vienna, percentualmente, si trova più gente che parla un discreto inglese di quanta se ne trovi in italia. tuttavia "ti basta l'inglese" è un'affermazione credibile per chi va a vienna in vacanza per qualche giorno. per vivere a vienna l'inglese non basta: ci sarà sempre un idraulico, una cassiera, un passante che non saprà l'inglese e che non perderà l'occasione per umiliarti.

3. eh, avrai trovato lavoro in pochissimo tempo.
sicuramente a vienna ci sono più opportunità di lavoro che in un qualunque paesino della provincia italiana. ma... sorpresa! il lavoro non ti viene di certo a cercare. ci sono sicuramente alcuni ambiti come quello della ricerca universitaria in cui ci sono opportunità anche per chi parla solo l'inglese. ma senza conoscere bene il tedesco (almeno a livello B2) è difficile trovare un lavoro anche come cameriere. certo, c'è chi sapendo solo l'italiano è andata a fare le pulizie o la baby sitter in una famiglia italiana e si è sistemata, ma probabilmente avrebbe trovato un'occupazione identica a roma o milano o firenze.

4. beata te, vienna è la città con la migliore qualità della vita.
è successo per anni. ogni volta che veniva stilata la classifica mondiale delle città più vivibili, vienna era prima e tutti mi invidiavano. ovviamente queste classifiche tengono conto dell'assistenza sanitaria, del sistema scolastico, della criminalità, dei trasporti. che sono tutti degli indicatori oggettivi e misurabili. 
quello di cui non tengono conto, ma che determina la qualità della vita di ciascuno - sono parametri soggettivi come la rete sociale, la realizzazione personale e professionale.
stare bene all'estero, soprattutto all'inizio, senza il supporto della famiglia e degli amici, senza la possibilità di esprimersi nella propria lingua, senza un lavoro gratificante, è davvero difficilissimo.
per me lo è stato moltissimo. al punto che alla fine ero così depressa e suicidaria che mi sono ritrovata a fare 9 mesi di terapia psicanalitica bisettimanale. 
ma per fortuna vienna ha la migliore qualità della vita e più di metà della spesa l'ha pagata l'assicurazione sanitaria.


PS: l'immagine è la copertina di una guida di vienna agile e scanzonata scritta da me. perché se è vero che è stata una città orribile in cui vivere è una città splendida in cui fare la turista.
si può acquistare su amazon sia in formato cartaceo che ebook. a questo link.

domenica 5 marzo 2017

è come per la crema pasticcera

prendo mezzo litro di latte, aggiungo la vaniglia e lo metto a scaldare.
nel frattempo mescolo due uova* con 80 grammi di zucchero, poi incorporo 50 grammi di amido di mais.
quando il latte è caldo, lo aggiungo al composto di uova gradualmente, mescolando molto bene per evitare la formazione di grumi. metto il tutto sul fuoco.
è a questo punto, mentre mescolo senza che nulla accada, che vengo sistematicamente assalita dai dubbi: perché non si addensa? alzo l'intensità della fiamma? siamo sicuri che ho messo l'amido di mais? perché se non l'ho messo è tutto inutile. ma quanto ci vuole? avrò sbagliato qualcosa? ma perché sto qui a mescolare del latte? quasi quasi spengo tutto e lascio perdere.
ecco, per me avere successo con la scrittura è come voler fare la crema pasticcera. ho messo tutti gli ingredienti sul fuoco e sto mescolando, da anni, col dubbio che sia tutto inutile, col dubbio di non aver aggiunto l'amido di mais. ma lasciar perdere adesso sarebbe come spegnere il fuoco un attimo prima che la crema si addensi.
per cui continuo a mescolare e a scrivere, perché con la crema pasticcera è questione di un attimo: un secondo prima stai sbuffando su una pentola piena di latte, un secondo dopo hai mezzo litro di crema profumata alla vaniglia con cui farcire brioche, bignè, bomboloni, pan di spagna, torte.


* sì, lo so che la crema pasticcera si fa solo coi tuorli, ma mi scoccia buttare gli albumi e non so fare le meringhe. per cui la mia crema pasticcera si realizza rigorosamente con uova intere.

ps: la foto è presa dal sito misya.info. e se amate la crema pasticcera dovete provare questa sua ricetta.

mercoledì 1 marzo 2017

di nascosto e a mia insaputa

dieci giorni fa ho trovato il modo per ricominciare a correre.
l'ho imparato dai nostri politici, quelli che hanno polizze vita o comprano case a loro insaputa.
io a mia insaputa corro. mi limito a pochi giri del parco dei criceti e non porto con me alcun rilevamento cronometrico per non dovermi confrontare con la frustrazione di essere diventata una "tartarunner" per stupidità e pigrizia.
adesso devo solo trovare un modo per scrivere un romanzo a mia insaputa.

lunedì 20 febbraio 2017

in 5 righe

sabato parteciperò a un laboratorio di scrittura.
come esercizio in preparazione al laboratorio ci è stato chiesto di rispondere in cinque righe a queste due domande:


Chi sei? Che rapporto hai con la scrittura?


sono silvia e sono una che scrive. per passione scrivo narrativa; scrivo nel mio blog perché mi va; per lavoro scrivo per la pubblicità; scrivo email per coltivare i legami. tutta la mia vita passa attraverso le parole, scritte da me o da altri. quando non scrivo e non leggo cucino dolci, o dormo. prima di cadere in letargo stavo per correre una maratona. sono una a cui piace andare al cinema da sola, che non ha piante né animali domestici perché non sa prendersi nemmeno cura di se stessa, che vive rapporti conflittuali con un po' tutto - inclusi i suoi capelli bianchi.

giovedì 16 febbraio 2017

è facile superare il blocco se sai come farlo

non so se capiti anche agli altri, ma a me capita in continuazione, in diversi ambiti della mia vita.
c'è una cosa da fare, ci sono io che voglio farla, ma... non ci riesco, semplicemente.
non per mancanza di tempo o di competenze, semplicemente, non ci riesco.
sono bloccata.

facciamo un esempio: ci sono io che devo correre. ma oggi non ne ho voglia, domani fa troppo freddo, dopodomani piove, il giorno dopo è troppo buio. e arriva il momento in cui semplicemente sono terrorizzata all'idea di correre. inizio a leggere articoli su come tenere alta la motivazione per correre anche quando è inverno, inizio a guardare i risultati degli altri podisti amatoriali nel gruppo fb runlovers, e l'ansia da prestazione aumenta al punto in cui non riesco proprio a pensare di correre. nel frattempo le settimane passano, dall'ultimo allenamento sono passati mesi, ho anche iniziato a mangiare peggio, a ingurgitare quantità spropositate di dolci. sono ingrassata, che di per sé non sarebbe un problema, dato che ero ai confini del sottopeso, ma ovviamente io mi vedo enorme e la probabilità che anche mezz'ora di corsa potrebbe essere insostenibile diventa sempre più alta. e inizio a detestarmi perché so benissimo che sarebbe bastato mettere le scarpe e correre. invece ne ho fatta una questione di stato irrisolvibile, che peggiora giorno dopo giorno.

facciamo un secondo esempio: ci sono io che vorrei scrivere un romanzo. ci penso, ho un'idea, me la palleggio in mente, mi sembra buona. mi sembra buonissima, la miglior idea che mi sia mai venuta. ho già scritto almeno altri 5 o 6 romanzi, ma questo è diverso, è IL ROMANZO, non posso permettermi che venga male.
inizio a leggere saggi su come strutturare una narrazione, possibilmente in inglese, perché gli anglofoni se sanno di più. leggo dell'altra roba su come scrivere in modo più veloce, più efficace, più convincente. fino a che scrivere un romanzo diventa un'impresa impossibile, in cui non riuscirò mai. mettersi davanti al computer a scrivere è ormai fuori discussione. scrivere quel romanzo, sviluppare quell'idea, è diventato qualcosa di fuori dalla mia portata.
eppure sarebbe bastato mettersi lì e scrivere. invece mi metto lì e gioco a candy crush, e sono arrivata al livello 2072. con tutto il tempo che ho perso giocando a candy crush avrei potuto scrivere 50 romanzi e preparare altrettante maratone.
invece sono qui. bloccata.

sono sicura che è facile superare il blocco se sai come farlo, ma io non lo so.

sabato 11 febbraio 2017

Mi ammazzo per il resto tutto ok - Riflessioni sulla lettera di Michele Valentini

Qualche giorno fa è stata pubblicata dai giornali, per volere dei genitori, questa lettera di Michele Valentini, un 30enne che si è suicidato.
I genitori hanno voluto che la lettera fosse resa pubblica perché tutti sapessero che loro figlio è stato ucciso dal precariato.
Ho riflettuto molto prima di pubblicare questo post e ho impiegato un paio di giorni a scriverlo perché non sono solita esprimere giudizi e detesto chi lo fa, finendo nella solita trappola: riempire i vuoti d'informazione con supposizioni prive di fondamento.
Tuttavia questa volta vorrei dire la mia, perché quella lettera potrei averla scritta io (in modo non molto diverso) anche solo sei mesi fa.

Avrei potuto scriverla perché ero profondamente depressa e tormentata dai pensieri suicidari.

Per la mia comprensione delle cose (forse inesatta, ma spero non del tutto sbagliata) in questo caso c'è stato un abbaglio collettivo.
Michele ha scritto che a ucciderlo è stata la mancanza di un lavoro stabile e di un futuro certo e nessuno ha messo in dubbio le sue motivazioni.
Che è un po' come credere a un ubriaco che, dopo essere inciampato sui suoi stessi piedi, inveisce contro la società che permette ai marciapiedi di esistere indisturbati. Non è più probabile che sia stata la mancanza di equilibrio e lucidità dovuta al tasso alcolico a farlo cadere?

A uccidere Michele non è stata la precarietà, la società, il modello unico e tutti gli altri fantasmi contro cui si scaglia Michele nella sua lettera, e ora la sua famiglia.
Se la precarietà uccidesse, ci sarebbero tutti i giorni suicidi di massa, perché c'è un'intera generazione di adulti che vive - sopravvive - arrabattandosi, facendo più lavoretti contemporaneamente, senza alcuna certezza economica che permetta di costruirsi un futuro.

Quello che ho capito sulla mia pelle, è che non ci si suicida a causa della situazione in cui ci si trova, ma a causa della prospettiva da cui si guarda quella situazione.

A uccidere Michele è stata la depressione.

Lo sguardo depresso è uno sguardo impietoso su se stessi e sul mondo, è un giudizio che non lascia scampo, è una lente deformante che ricopre tutto ciò su cui si posa lo sguardo con un manto di catrame, nero, vischioso.

Essere depressi significa che, indipendentemente da quanti amici, quanto successo, quanti soldi hai, riesci a concentrarti solo su quello che non sei e vorresti essere, su quello che non hai e vorresti avere, su quello che sognavi e non hai ottenuto, su dove non sei e dove credevi saresti stato.

Le persone clinicamente depresse (che non sono persone un po' tristi o giù di morale) non stanno tutte a letto a piangere, non si trascinano in pigiama giorno dopo giorno. Di solito, le persone depresse, si sforzano di vivere: escono con gli amici, cucinano, lavorano, studiano, fanno tutto quello che ci si aspetta da loro, ma lo fanno sperando di morire, desiderando di essere inghiottiti da un buco, di essere colpiti da una pallottola vagante. Le persone depresse, spesso, sono bravissime a fingere di stare bene, a mimetizzarsi tra i normali.

Il gesto di Michele poteva essere l'occasione per portare l'attenzione su una malattia grave - mortale - quale è la depressione non riconosciuta e non trattata. Invece si è preferito ancora una volta dare la colpa alla crisi economica e alla precarietà, che innegabilmente hanno avuto un ruolo nel suicidio di Michele, ma che da sole non avrebbero di certo potuto ucciderlo.

Mi dispiace se sarò considerata indelicata e irrispettosa nei confronti dei genitori del ragazzo e del loro dolore, non è contro di loro che rivolgo queste riflessioni, è solo che non sopporto l'omertà e la vergogna che continuano a ruotare attorno alla depressione e alle malattie mentali in generale.
Le parole di Michele avrebbero potuto essere le mie, quella lettera avrei potuta scriverla io, che a 34 anni sono precaria, che in dieci anni di vita attiva non ho mai avuto un contratto a tempo indeterminato, che ho cambiato città e nazione e decine di datori di lavoro.
Se sono qui a raccontarlo è solo perché ho avuto il coraggio di ammettere di avere una malattia - la depressione - e di farmi curare.