mercoledì 19 luglio 2017

la mia laurea triennale

questo post di VolevoEssereJoMarch mi ha fatto tornare in mente il giorno della mia laurea triennale.
è stata 11 anni fa quasi esatti, credo fosse il 21 di luglio.
faceva un caldo infernale, mi ero portata in borsa una maglietta di ricambio.
discutevo una tesi sulla scrittura creativa che aveva in bibliografia quasi 100 manuali di scrittura, tutti letti davvero. scrivere quella tesina era stata l'unica cosa che mi aveva appassionato in quei tre anni, assieme a un laboratorio di scrittura, al corso di letterature comparate di molesini, e all'esame di filosofia del linguaggio.
non vedevo l'ora di sbrigare quella formalità e chiudere con l'università. mi era sembrata tutta una perdita di tempo e una presa in giro.
per questo non avevo voluto festeggiare niente né invitare nessuno, con me c'erano solo mia sorella e un'amica di numero.
lo stesso giorno si laureava anche M. una delle compagne con cui avevo più familiarizzato. le foto che ho di quel giorno sono quelle che mi ha scattato suo padre. in testa la corona d'alloro di M.

ho perso anni interi a memorizzare nozioni completamente inutili che ho dimenticato il giorno dopo aver dato l'esame. ogni tanto compaiono frammenti isolati di informazioni tipo queste:

  • "la secchia rapita" un'opera di tassoni di cui ricordavo anche male il titolo, 
  • "frizionò la città con molto sale" il verso di una traduzione dal latino di un'opera che non ricordo, 
  • "i giacinti romani fioriscono nei vasi" il verso di una poesia tradotta da montale.


credo che se dovessi scegliere ora una facoltà non rifarei lettere per nessun motivo al mondo. forse mi iscriverei a informatica. o a un corso di grafica, o a uno di copywriting.

quando penso ai miei anni di università, l'unica cosa che mi auguro è che nessuno dei medici con cui avrò a che fare si sia laureato in medicina come io mi sono laureata in lettere.

domenica 16 luglio 2017

come un unicorno senza corno

hai mai provato a fare la salsa mou?
servono solo due ingredienti: zucchero e panna. o quattro: in alcune ricette dicono di aggiungere acqua e burro.
non c'è food-blog che non decanti la semplicità di questa preparazione.
prendi una pentola dal fondo spesso, metti lo zucchero, lo fai caramellare (non è chiaro se senza mescolare o mescolando continuamente) e poi aggiungi la panna (non è chiaro se calda o fredda).
che ci vuole? probabilmente un corso avanzato di pasticceria.

ci ho provato due volte e per due volte lo zucchero, dopo essere diventato liquido, si è ricristallizzato.
e la cheesecake al mou che sognavo è rimasta una cheesecake senza niente.


ps: qui una mia intervista

giovedì 13 luglio 2017

di fallimenti, rifiuti e resilienza

stamattina mi è arrivata questa newsletter. se sapete l'inglese vi consiglio di leggerla. altrimenti vi toccherà leggerla filtrata da me.

quello che dice è che, soprattutto per chi lavora in ambiti creativi, sentirsi dire di no, non solo è normale ma è addirittura auspicabile.

bisogna ambire a ricevere una valanga di no, da un lato perché buttarsi e tentare è l'unico modo per essere certi di non aver perso un'opportunità, dall'altro perché non bisogna lasciarsi abbattere dai rifiuti ma considerarli come parte integrante del progetto di crescita e di raggiungimento del successo.

le persone più di successo, che ammiriamo, per forza di cose sono le persone che più di tutti hanno affrontato rifiuti e fallimenti con grinta e resilienza.

e quindi via, a cercare un editore per "Aria e altri coccodrilli".

mercoledì 12 luglio 2017

la fine della solitudine

era da tanto che speravo di imbattermi in un libro così, capace di incollarmi alle pagine, di portarmi altrove.
è per esperienze di lettura totalizzanti come questa che verso i 14 anni ho deciso che sarei diventata scrittrice.

in questo libro c'è tutta la vita, tutto quello che serve sapere, è una sorta di abecedario, un inventario delle cose fondamentali.
c'è l'amore, la morte, la vita, la solitudine, l'abbandono, il ritrovamento, la fratellanza, la delusione, il tradimento, la realizzazione.

è un libro che ho amato leggere e che avrei voluto scrivere.
sapere che l'autore è di due anni più giovane di me ed è al suo terzo best-seller non giova all'autostima.

martedì 11 luglio 2017

AAA book coach cercasi

ora che ho terminato il romanzo per il concorso "battello a vapore", è ora di mettersi sotto a scrivere altro.
ma cosa?
nel cassetto giacciono ben quattro romanzi conclusi e inediti

  • bravissima a farmi del male
  • a sette minuti di distanza
  • mamma ti odio
  • aria e altri coccodrilli
più alcuni tentativi incompiuti, l'ultimo dal titolo

  • amore in corsa
le domande che mi pongo ora sono: cosa voglio scrivere? cosa posso scrivere? di cosa mi interessa scrivere? 
perché se ci penso lucidamente mi rendo conto di aver scritto sia narrativa sia non narrativa, per tutte le fasce d'età (da 10 a 99 anni). sia ironici sia seri.
posso dire con certezza che non scriverò mai romanzi storici, né fantasy, né thriller ma non escludo di poter scrivere un romanzo distopico.
(a ben guardare quello che scrivo rispecchia fedelmente quello che leggo).

in questa assoluta confusione sogno un book coach che si legga tutto quello che ho scritto (edito e inedito), mi dica cosa mi riesce meglio e mi indichi la strada da seguire.
vale la pena revisionare uno dei romanzi inediti o è tutta spazzatura?
è meglio che scriva da zero qualcosa di ironico?
sarebbe il caso di finire "amore in corsa"?
dovrei assolutamente cimentarmi nel genere epistolare?
potrei usare uno dei miei racconti come spunto per un intero romanzo?

perché alla fine l'unico modo per scrivere un libro è mettersi alla scrivania e sgobbare quotidianamente, come si farebbe in un qualsiasi lavoro impiegatizio.

ma su quale libro è meglio sgobbare nei prossimi mesi? io non lo so. e mi servirebbe proprio un bravo book coach in grado di indicarmi la strada.

lunedì 10 luglio 2017

ironia tra matematici

pare che la cosa più esilarante che sia capitata al matematico in trasferta per lavoro sia questa specie di barzelletta.
sai qual è la differenza tra un matematico introverso e uno estroverso?
quello introverso quando ti parla si guarda le scarpe, quello estroverso invece guarda le tue.

sabato 8 luglio 2017

come mi sento per la maggior parte del tempo

per tutto il tempo ho l'impressione di essere a pezzi e di dover fingere di essere intera. è come se per mantenere un'apparenza di normalità dovessi tenere stretti con le unghie, dall'interno, i pezzi della facciata. è un'operazione molto faticosa, qualcosa di simile a stare in piedi sui pattini da ghiaccio per la prima volta.
ma se coi pattini puoi diventare ogni giorno più abile e riuscire a muoverti in scioltezza come tutti gli altri, fingere di essere intera sembra tutti i giorni difficile allo stesso modo.

poiché la facciata che tento di tenere insieme è costituita di pezzi, i punti di giuntura non sempre combaciano alla perfezione e da quelle fessure capita, a volte, che da fuori sia possibile intravedere quello che si nasconde dietro. non un bello spettacolo.
altre volte può succedere persino di peggio. può accadere che lo schifo, il disordine, l'anormalità che tento di nascondere riesca a farsi strada tra le crepe e a uscire, diventando visibile a tutti.

il modo migliore per mantenere l'apparenza intatta è non permettere a nessuno di avvicinarsi abbastanza. il pericolo è che tutta l'impalcatura crolli miseramente e io mi trovi esposta. un po' come se il cielo di carta pirandelliano che mi sono costruita si strappasse.

venerdì 7 luglio 2017

i'm fucked up - le conseguenze della mia malattia mentale (qualunque essa sia)

che non sono come gli altri è una sensazione che ho da sempre.
l'impressione di non capire come funzionano le altre persone, le interazioni, le relazioni, le amicizie e soprattutto le conversazioni mi accompagna da una vita.

  • che cosa vi dite tutto il tempo al telefono? io ho 500 minuti di chiamate incluse nell'offerta telefonica e arrivo alla fine di 4 settimane con almeno 490 minuti di chiamate ancora da consumare. 
  • perché quando qualcuno muore dite che è scomparso? e perché tutti tranne me capiscono al volo che uno scomparso è un morto e non una persona da "chi l'ha visto"? 
  • perché le femmine si truccano? il mio fondotinta liquido si secca ogni volta, tra un uso e l'altro. e le due volte all'anno in cui lo metto è un tormento, mi verrebbe voglia di staccarmi la pelle dal fastidio. 
  • perché tutti i reggiseni, inclusi quelli sportivi, sono imbottiti? io vorrei reggiseni a fascia che comprimono tutto. e non porto una quarta, anzi.
  • perché anche se faccio un lavoro impeccabile passo tutto il tempo a pensare che faccia cagare, mentre tutti quelli che presentano lavori di merda ne sono orgogliosi e si vantano?
  • come fate a dormire meno di 8 ore e a essere attivi il giorno dopo? io anche se dormo tutte le notti per 8 ore consecutive arrivo a sera completamente svuotata. esausta. mi addormento alle nove di sera sul divano appena la tensione della giornata mi lascia. e non ho una routine assillante, non ho figli, non devo fare pendolarismi estremi o lavori usuranti.
  • come fate a non perdervi nella vostra stessa città? a capire le indicazioni del navigatore? io se faccio un giro su me stessa non so più dove sono.
  • come fate ad andare al concerto di vasco? io sento l'impulso di scappare se qualcuno mi sfiora su un autobus.
se qualcuno vuole proporre nei commenti una diagnosi che tenga insieme tutto questo casino, siete i benvenuti.

martedì 4 luglio 2017

la doppia ansia

quando entro in biblioteca, o in libreria, vengo sopraffatta da due tipi di ansia diversi e complementari.

da lettrice, penso a tutti i libri sbagliati in cui incapperò e a tutti i libri giusti che incontrerò al momento sbagliato o mai. penso a quanti libri noiosi inizierò e non porterò a termine, a quanti libri entusiasmanti, invece, mi sto perdendo per lasciare posto a libri mediocri. penso a tutti i libri che ho nella wishlist, a quelli che si aggiungeranno, ai libri con belle copertine e titoli accattivanti che mi stanno distraendo da libri stupendi che hanno avuto la maledizione di brutte copertine e titoli insignificanti.

da scrittrice, penso che non ho niente da aggiungere. che è già stato tutto scritto, che non c'è alcun bisogno che anch'io dica la mia, che anch'io aggiunga rumore a rumore. che tutto quello che posso dire è sicuramente già stato detto, in modo diverso e migliore.

e però allo stesso tempo che scelta ho se non quella di continuare a leggere, sperando di trovare libri in grado di rendermi una persona migliore, e continuare a scrivere, sperando che qualcuno trovi nelle mie pagine qualcosa di buono?

lunedì 3 luglio 2017

kit di sopravvivenza per donne sole

una montagna di libri da leggere: cartacei di proprietà (miss charity), cartacei della biblioteca (nessuno si salva da solo), in ebook nel kindle (the big magic). [ho inserito solo un titolo esemplificativo per ogni categoria per non tediarvi troppo]
una montagna di yogurt: perché puoi non avere pane e latte ma se hai gli yogurt sei a posto
una montagna di zucchine: perché in questa stagione ce ne sono in quantità e si possono fare in mille modi e io le adoro
dvd presi in prestito in biblioteca
una serie tv, quella lasciata in sospeso per scrivere il romanzo.
una vaschetta di gelato: allo yogurt con frutti di bosco, da mangiare rigorosamente a cucchiaiate direttamente dalla vaschetta, guardando la tv